giovedì 25 gennaio 2018

"L’ORA PIÙ BUIA" DI JOE WRIGHT


Nelle notti della storia, quando il totalitarismo più torvo avanza, occorrono uomini che abbiano il coraggio di pronunziare le espressioni “guerra” e “resistenza ad oltranza”. Nel maggio 1940 le truppe hitleriane dilagavano incontrastate in tutta Europa e già venivano intraviste dalle bianche costiere di Dover. Il Primo Ministro Chamberlain e il suo Cabinet cercavano una risibile pace con un essere di nome Hitler. Il pacifismo di un governo imbelle stavano consegnando anche il Regno Unito al nazismo.
Joe Wright con la sua opera “L’ora più buia” si inserisce nel corposo genere cinematografico sui grandi eventi della storia moderna e contemporanea.
L’intuizione artistica del registra londinese consiste nel tratteggiare con ironica astuzia i tratti umani, psicologici ed “estetici” di Winston Churchill: micidiale bevitore di alcolici e superalcolici, formidabile mangiatore di carne (non come il vegetariano Hitler), incontenibile fumatore di sigari, dotato di un carattere iracondo e avvezzo alla  battuta, anche volgare.
Winston Churchill il 10 maggio 1940 riceve da re Giorgio VI (la cui figura è potentemente pitturata da Tom Hooper nel suo film “Il discorso del re”), l’incarico di Prime Minister, dopo un’entusiastica richiesta dell’opposizione laburista e di quella nauseata del suo partito (conservatore), sino ad allora retto dal dimissionario Chamberlain.
Winston Churchill - interpretato da  Gary Oldman che ha ben meritato la nomination agli Oscar 2018 come Miglior Attore Protagonista (affiancata alle altre quattro candidature come Miglior film, Migliore Scenografia, Migliore Fotografia e Migliori Costumi) - vive un costante travaglio interiore fra le sue convinzioni di salvataggio della Gran Bretagna e dell’Europa dall’ “imbianchino degenerato” – la cui pericolosità era stata da egli già più volte annunciata e denunciata nel vile silenzio degli altri leader nazionali e continentali – e la cieca codardia dei suoi colleghi politici.
Churchill il bevitore, il mangiatore di carne, il tabagista, l’iracondo, il volgare, il pingue, sarà colui che, con un possente e indimenticabile discorso pronunziato il 4 giugno del 1940 dinanzi ad una tripudiante House of Common, marcherà le parole: “We shall fight on the beaches”.
Ebbe così inizio la lunga marcia verso la vittoria con l’evacuazione (magistralmente raccontata da Christopher Nolan in “Dunkirk”) di 338 mila soldati, prevalentemente britannici, bloccati a Dunkerque nella Francia occupata dalla “Croce Uncinata”.
Dovranno trascorrere cinque anni di blood, toil, tears and sweat, per far gustare di nuovo all’Europa quella libertà che un becero pacifismo rischiava di far evaporare del tutto.
L’ora più buia” è un lavoro didattico e didascalico da far vedere, prima che alle scolaresche, ai dirigenti politici e istituzionali, per consentir loro di comprendere al meglio  che, innanzi all’avanzare di forze oscure e tiranniche, solo un bellico coraggio e una lucida e ferrea lungimiranza possono condurre alla salvezza dell’Uomo, del Vecchio Continente e della stessa Umanità.
Perdere la speranza è un lusso che i leader non possono permettersi”…….Thanks Winston!
Fabrizio Giulimondi






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