domenica 21 aprile 2013

FABRIZIO GIULIMONDI: "SIA FATTA LA TUA VOLONTA' " UN LIBRO CHE SEGNA

 

Sia fatta la tua volontà di Stefano Baldi (Newton Compton Editori) è un libro che segna la persona, entra dentro di lei, la trascina nei luoghi dove non vuole mai andare, perché ne ha terrore, perché sono luoghi dove sa che invece dovrà necessariamente andare.
Questo capolavoro parla della morte, parla  della morte di una persona affetta da tumore in entrambi i polmoni, parla della morte e del percorso di sofferenza e di paura di un ragazzo di 26 anni, Luca, detto Lazzaro. Ma chi è Luca detto Lazzaro?è lo stesso Autore del romanzo autobiografico, Stefano Baldi, morto dopo pochi giorni aver finito di scriverlo.
Stefano Baldi è Luca, un ragazzo anonimo come tanti, con sogni low cost come tanti. Si sente insignificante nel fisico e nella personalità: non ci sa fare con le ragazze, è un mediocre sul lavoro, sempre annoiato con gli amici, senza speranze o desideri particolari, con un padre morto di cancro, un fratello grosso e ritardato di cui vergognarsi e una madre da cui si allontanato come dalla fede, a cui invece la madre è legatissima.
Luca vive in una piccola località, Maddalena, vicino Bologna e trascorre settimane grigie e noiosi fine settimana insieme ad amici vuoti, che hanno come unica aspirazione contare il maggior numero di ragazze da portarsi a letto.
Tenete questo libro vicino a voi anche quando avrete voltato l’ultima pagina” lo hanno detto critici letterari e lo affermo anche io, perché quando Luca si decide di capire l’origine di una fastidiosa e persistente tosse grassa e comprende di avere un carcinoma in entrambi i polmoni, la musichetta ripetitiva e neniosa della sua esistenza come certe melodie orientali si trasforma in una opera lirica  tragica.
E’ difficile raccontare il dramma che percorre il proprio corpo, la propria mente, la propria anima. Baldi, attraverso Luca detto Lazzaro,  lo fa, spesso con ironia, scherzandoci anche su, con la bocca impastata dalle lacrime.
Ho difficoltà a parlare e commentare e recensire ciò che ogni parola, ogni riga e ogni pagina esprime di Luca, ossia dello Scrittore a cui non potrà essere riconosciuto alcun Premio, alcuno Strega, o Campiello, o Nobel. E’ difficile perché le emozioni non si sono ancora depositate, le sensazioni non si sono sedimentate, le parole di Baldi sono ancora nell’aria e fluttuano con il suo carico di bellezza, di dolore  e di angoscia.
La madre di Luca sa quale sarà il futuro del figlio ma non v’è di disperazione in lei (“Lei gli stette accanto e lo aiutò durante la malattia, con l’affetto che non guarisce, ma cerca almeno di condividere la sofferenza, con la compagnia che non cambia la meta, ma che si propone almeno di aiutare a viaggiare meglio”).
La madre possiede la fede, il figlio no. Don Edoardo lo avvicina e lo conduce su praterie inesplorate dove Luca non si è mai avventurato, verso panorami a lui sconosciuti. V’è un Dio che parla di se attraverso le parabole dei talenti e del figliol prodigo (dove il Padre è in spasmodica attesa del ritorno del figlio e si mette senza mai muoversi nel punto più alto della casa per scorgerlo meglio e il prima possibile) e per mezzo della simbologia della Umanità come un corpo umano.
Luca comincia ad avere gravi problemi respiratori ma questo non gli impedisce di notare  una prostituta dell’est europeo lungo il marciapiede. Ci passa spesso lì davanti, non per “consumare”, ma perché Luca in quella ragazza non vedeva proprio una puttana ma unicamente una donna bella e pulita.
E alla storia di Luca si affaccia, prima parallelamente, poi intersecandosi con la sua, quella  di Irina, schiava, umiliata, massacrata, torturata, seviziata dai propri aguzzini,  sfruttatori animaleschi slavi, oltre dai propri lerci clienti. L’ultimo fiato, prima di perderlo, prima di perdere l’ autonomia su tutto, prima del pannolone e dell’annientamento del propria fisicità, lo dona a Irina, facendola ridiventare Anna, fuori dalla beluina ferocia dei propri carnefici, fuori dall’infame trattamento dei suoi utenti.
La mano fredda della “donna ossuta” lo prende sempre di più per condurlo dove non vorrebbe andare, ma un’altra, calda, lo tiene per mano.
 “Questo percorso lo faremo insieme, non ti lascerò mai solo” è l’adagio della seconda parte del libro, che si insinuerà dentro il lettore e che, come Marco Lodoli ha sostenuto, “prima Vi farà male, poi bene”.
Mi viene in mente  quell’anonimo brasiliano che recita: “perché Signore nei momenti di angoscia la Tua impronta sulla sabbia non era accanto alla mia?e Dio rispose: perché Ti avevo preso in braccio!”.
Luca è libero, non più condizionato dalle banalità del mondo e scopre il fratello, scarso di intelligenza, che parla similmente ai down, che gli ha creato sempre imbarazzo con gli altri, con gli amici, con le ragazze, per il quale non aveva mai tempo. Giorgio -  il talento più scarso e quello più splendente - che  Luca  scopre davanti alla statua della Madonna a pregare a voce alta affinché la Signora  potesse sentirlo meglio e guarire prima il fratello.
E gli amici, che dovranno affrontare l’impaccio  e l’imbarazzo, ognuno in maniera diversa, ognuno con la propria  fuga.
E’ la narrazione di una vita grigia trascorsa inutilmente fra facezie  e problemi fittizi che risorge.
Al termine Luca (è Baldi che l’ha vergata di proprio pugno)  scrive a don Edoardo una  lettera per ringraziarlo di tutto…. prima della fine…. che poi non è la Fine, ma solo l’Inizio.

Fabrizio Giulimondi

2 commenti:

  1. Anche se è un pò triste, il libro è estremamente attuale e ben fatto. La sensibilità dello scrittore lascia veramente stupefatti. Gran bel libro da conservare gelosamente. Federico

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