giovedì 28 marzo 2013

"LA MADRE" DI ANDRES MUSCHIETTI


E’ la prima volta che recensisco un film appartenente al genere horror.
La pellicola in questione è “La Madre” del bravo regista argentino Andres Muschietti, presentato da Guillermo del Toro, apprezzato cineasta per aver scritto e diretto il bellissimo e impressionante “Il labirinto del fauno”,  ambientato nella Spagna franchista.
La Madre è indubbiamente un film del terrore come non se ne vedevano da tempo. E’ sconsigliato alle persone che soffrono di pavor nocturnus, facendo fare ripetuti salti sulla sedia allo spettatore: il mancato divieto ai minori di anni quattordici da parte della competente commissione è un marchiano errore, avendo visto ictu oculi ragazzini piangere per la fifa.
La narrazione riprende più filoni e tradizioni cinematografiche “di paura”, da quello spiritistico, a quello in tema di streghe (quoddam ubique, quoddam semper,  quoddam ab omnibus creditum est),  a quello sulle “case maledette”, a quello legato in alcuni lavori di Dario Argento alle figure demoniache di mater lacrimarum, mater sospiriorum e  mater tenebrarum (Inferno; La terza Madre), nonché alle traduzioni sul grande schermo di alcuni libri di Stephen King, come Pet Semetary.
Probabilmente Muschietti ha inventato una nuova categoria di orrore, che potremmo qualificare sentimental-horror, vista la presenza di elementi da autentico film sentimentale,  specie nel finale,  che un poco  ricorda ET e un poco Ghost.
1929: anno della grande crisi. Omicidi e suicidi fra i protagonisti  della alta economia e finanza. Un uomo uccide la moglie, scappa con le due figlie, una di un paio di anni, l’altra un po’ più grande. Le conduce  in una casupola in mezzo ad un bosco ove vuole ucciderle. Viene fermato e soppresso dallo spettro (veramente impressionante, che in parte riproduce la raffigurazione realizzata  dell’essere malvagio in Al calare delle tenebre, film del 2003 di John Liebesman) di una malata mentale che era vissuta decenni prima in un ospedale psichiatrico  di zona e oramai chiuso, morta suicida con la figlioletta nelle acque di un fiume (nulla di nuovo sotto il sole!), dopo aver ucciso una suora che la aveva  in custodia.
Le due bambine, allevate dal fantasma, vengono trovate dopo cinque anni dallo zio (fratello del padre), che non si era mai dato pace della loro scomparsa e aveva continuato a cercarle. Le nipoti hanno un aspetto repellente e, grazie ad uno psichiatra, sono riportate alla realtà (ma non troppo!) e affidate al parente e alla sua compagna.
Fra le mura della  loro abitazione, però,  va ad abitare anche “Madre” e la sua presenza si fa sentire, come le palpitazioni che proverete Vi segnaleranno.
La più piccola delle due è particolarmente legata affettivamente a “madre” come il the end farà ben comprendere.
CONSIGLIATO…..e buona tachicardia.

Fabrizio Giulimondi

Nessun commento:

Posta un commento