martedì 15 maggio 2018

"LORO 2" DI PAOLO SORRENTINO


Il film di Paolo SorrentoLoro 2” sboccia dopo “Loro 1” con un portentoso Toni Servillo (nella parte di Silvio Berlusconi) il quale, nel dialogo con Elena Sofia Ricci (nel ruolo di Veronica Lario), raggiunge vette eccelse interpretative e mimiche. Toni Servillo è anche in questo lavoro una “maschera”, come ne “Il Divo” dove ha ricoperto i panni di Giulio Andreotti.
Non so quali siano stati gli intendimenti del grande Regista ma Berlusconi non ne esce affatto male: è colui che mantiene le promesse e fa consegnare le casette agli aquilani. Sorrentino cura il dettaglio della dentiera nuova di zecca fatta trovare, per volere di Berlusconi, sul tavolo della cucina della nuova abitazione ad un’anziana signora che l’aveva persa durante il sisma dell’Aquila del 6 aprile 2009. Berlusconi aveva incontrato questa signora durante la sua prima visita nella città terremotata, visita che viene tratteggiata in un clima denso di tragicità con un Berlusconi con occhi inumiditi e visibilmente scosso.
La narrazione costellata della estetica delle immagini sottolinea ripetutamente l’umanità del protagonista.  
Le scene orgiastico-dionisiache che sono impazzate nel “primo tempo” (quando B. non era ancora comparso) sfumano nel secondo, invero interrotte (inspiegabilmente) dallo stesso Berlusconi. Nell’incontro-scontro con la moglie è quest’ultima ad apparire appannata e reticente. Il canovaccio è impregnato di bonarietà, stanchezza esistenziale mista e vitalità dannunziana.
Questo non è un film sul “bunga bunga” e su forsennati baccanali come molti possono pensare ma, in realtà, risulta essere una pellicola -  venata di tristezza e di miserie umane -  sull’amore e sugli enormi vizi e altrettante grandi virtù di un uomo intramontabile che tutt’oggi condiziona la vita politica e istituzionale dell’Italia.
La figura marmorea di Servillo continua a troneggiare su una coralità di attori, il cui cast è ulteriormente e ottimamente arricchito a Roberto Herlitzka, Max Tortora, Mattia Sbragia e Roberto de Francesco.
P.S.: ma non è che "Loro" siamo "Noi"?
Fabrizio Giulimondi


lunedì 7 maggio 2018

"VERSO IL 25 MAGGIO: REGOLAMENTO EUROPEO SULLA PRIVACY"


Risultati immagini per PRIVACY IMMAGINI
Il Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati -  e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati - General Data Protection Regulation o GDPR) - , è la normativa di riforma della legislazione europea in materia di protezione dei dati (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale europea il 4 maggio 2016, ma la sua attuazione avverrà dal 25 maggio 2018).
Con lo scopo, in quanto direttamente applicabile, di armonizzare la regolamentazione in materia di protezione di dati personali all’interno dell’UE, tale regolamento necessiterà comunque di chiarimenti normativi su alcuni aspetti, come, ad esempio, sui poteri dell’Autorità Garante nazionale.
Il “dato personale” sta sempre più rivestendo un carattere che si potrebbe definire “economico”, in quanto le aziende, sulla base dello stesso, riescono a raggiungere potenziali clienti e, finanche, ad intercettare le loro preferenze di acquisto, al fine di poter poi predisporre delle offerte ad hoc, modellate sui dati di cui sono in possesso. Le nuove tecnologie, poi, hanno permesso di raggiungere un numero sempre maggiore di soggetti. Pertanto, le politiche e le norme a tutela del consumatore, rivestono aspetti che meritano una tutela costante. Da questo punto di vista si deve dare atto del lavoro svolto dalla Autorità Garante che, nel corso degli anni, ha dato prova di una lettura dinamica del mutamento che si stava realizzando in tale ambito, anche a fronte dell'utilizzo delle nuove tecnologie.
Sul punto di importanza fondamentale appare la sentenza resa dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea nella decisione del 13 maggio 2015, C- 131/12, Google Spain, che ha sancito il diritto degli interessati alla deindicizzazione dei dati personali dai motori di ricerca; in altre parole, viene riconosciuto  il c.d. diritto all'oblio (right to be forgotten) (inteso come il diritto a vedere rimossi dal motore di ricerca i contenuti inadeguati) che ha stabilito che, per l'applicazione del diritto, si deve verificare in particolare se l’interessato abbia diritto a che l’informazione riguardante la sua persona non venga più collegata al suo nome da un elenco di risultati visibili al pubblico a seguito di una ricerca effettuata a partire dal suo nome.  
Art. 1 par. 2: “Il presente regolamento protegge i diritti e le libertà fondamentali delle persone fisiche, in particolare il diritto alla protezione dei dati personali”: tale regolamento appare più esplicito rispetto alla direttiva 95/46, assurgendo la tutela del diritto alla protezione dei dati personali a diritto fondamentale delle persone fisiche.
Pare che il principio cardine sia, dunque l’autodeterminazione informativa, concetto ben noto in Germania, dove la Corte Costituzionale l’ha riconosciuto come condizione necessaria per il libero sviluppo della personalità del cittadino e come elemento essenziale di una società democratica.
Il nuovo regolamento pone l’accento sui principi di responsabilità e trasparenza: enfatizza la c.d accountability del titolare e dei responsabili del trattamento e tale responsabilizzazione deve esprimersi nell’adozione di comportamenti proattivi a dimostrazione di un’attuazione del regolamento che non sia meramente formale.
Infatti la novità sostanziale è data dal fatto che nel trattamento del dato personale, non ci si sofferma più solo sugli aspetti meramente formali della operazione, bensì deve operarsi una valutazione del rischio derivante dal trattamento. Si deve prevenire, in altre parole, il rischio di ledere i diritti e le libertà fondamentali degli interessati, messe in pericolo dalla grande quantità di dati e trattamenti, che potrebbero rivelarsi lesivi delle sfere private del soggetto (Approccio risk based).
Un tale tipo di approccio ha, da un lato, il vantaggio di pretendere degli obblighi che possono andare anche oltre la mera conformità alla legge (più flessibile e adattabile al mutare delle esigenze e delle tecnologie), ma, dall’altro, lo svantaggio di delegare all’azienda la valutazione del rischio, rendendo più difficili le contestazioni in caso di violazioni. Inoltre, essendo considerato più rischioso il trattamento dei dati di un minore, viene implicitamente “degradata” la tutela del trattamento dati degli adulti; allo stesso modo, un approccio risk based, pone maggiore attenzione sul trattamento di una mole più consistente di dati, benché sia pacifico che anche il trattamento di un esiguo ammontare di dati può determinare un pregiudizio al singolo.
In definitiva, si tratta di un approccio che tiene in maggiore considerazione le esigenze delle aziende, rendendo meno burocratica la gestione dei dati, con l'evidente effetto che aziende di minori dimensioni avranno minori obblighi, essendo questi ultimi parametrati anche all'organizzazione della stessa.
Criteri specifici:
-         Privacy by design, in base a cui i prodotti e i servizi dovranno essere progettati fin dall’inizio in modo da tutelare la privacy degli utenti; vale a dire che il trattamento dei dati debba essere previsto e configurato fin dall’inizio prevedendo le garanzie per tutelare i diritti degli interessati;
-         Rischio del trattamento, inteso come valutazione dell’impatto negativo sulle libertà e i diritti degli interessati.
Le nuove norme, inoltre, prevedono:
-         Un più facile accesso per i cittadini alle informazioni riguardanti i propri dati, nonché le finalità e modalità di trattamento degli stessi;
-         Un diritto alla portabilità dei dati, che consentirà di trasferire i dati personali tra i vari servizi online;
-         L’istituzionalizzazione del diritto all’oblio (possibilità di ottenere la rimozione dei dati nel momento in cui venga meno l’interesse pubblico alla notizia);
-         L’obbligo di notifica, da parte delle aziende, di gravi violazioni dei dati dei cittadini;
-         Il principio del one stop shop o “sportello unico”, vale a dire che le aziende dovranno rispondere alla sola autorità di vigilanza dello Stato in cui hanno la sede principale;
-         Multe fino al 4% del fatturato globale delle aziende in caso di violazioni delle norme
Nell'ambito del processo di responsabilizzazione del trattamento emerge la nuova figura del DPO (Data Protection Officer). Si rileva in questo caso una analogia con quanto già previsto per le aziende, in ambito penale, con il Modello Organizzativo disciplinato dal Dlgs 231/2001. Viene infatti creata una figura che deve rivestire un alto livello di professionalità e, al contempo, garantire imparzialità ed indipendenza.

      Ambito territoriale
Il Regolamento si applica a ogni trattamento che abbia ad oggetto dati personali e a tutti i titolari (controller) e responsabili (processor) del trattamento stabiliti, non solo nel territorio dell’UE, ma anche a coloro che in generale, offrendo beni e servizi, trattino dati di persone ivi residenti (art. 3 Regolamento).
Non viene applicato nei seguenti casi:
-         trattamenti effettuati per attività che non rientrano nell’ambito di applicazione del diritto dell’Unione; 
-         trattamenti effettuati dagli Stati membri nell’esercizio di attività che rientrano nell’ambito di applicazione del titolo V, capo 2, del Trattato dell’UE (politica estera e sicurezza); 
-         trattamenti effettuati dalle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento o perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, incluse la salvaguardia contro minacce alla sicurezza pubblica e la prevenzione delle stesse; 
-         trattamenti effettuati da una persona fisica per l’esercizio di attività a carattere esclusivamente personale o domestico. 



      Base giuridica del trattamento
I titolari del trattamento dovranno identificare la base giuridica del trattamento (ad es. il consenso dell'interessato) e documentarla, poiché da essa può scaturire, ad esempio, un rafforzamento di determinati diritti (es. rafforzato il diritto alla cancellazione nel caso di trattamenti basati su consenso). 

Codice Privacy attuale
Nuovo Regolamento UE
Soggetti coinvolti
      Titolare del trattamento (chi svolge il trattamento e ne determina le finalità e modalità);
      Responsabile (incaricato al trattamento dal titolare);
      Incaricati al trattamento (ausiliari del responsabile.
L’autorità di controllo è il Garante della Privacy
Spariscono gli incaricati: al loro posto il regolamento cita i "soggetti autorizzati", senza specificare oltre.
Il Garante rimane l'autorità di controllo.
Viene aggiunto il Responsabile per la protezione dei dati (Dpo), consigliere dei titolari.
Principi
I principi generali nel trattamento dei dati personali sono:
- Necessità
- Liceità
- Correttezza
- Adeguatezza
- Trasparenza
- Pertinenza

Si aggiungono:
- Accountability (obbligo per il titolare di adottare le misure necessarie affinché le norme del regolamento siano rispettate, con la responsabilità di dimostrarlo)
- Privacy by design e by default (la tutela della privacy deve far parte dei sistemi sin dalla progettazione)
Obblighi di chi tratta i dati
- Informare l'interessato, raccogliere il consenso, se previsto, e avere l'autorizzazione per trattare dati sensibili;
- Notificare al Garante particolari tipi di trattamenti;
- Adottare misure minime di sicurezza
Si aggiungono regole specifiche per:
- Incarichi e deleghe
- Nomina del Dpo
- Tenuta del Registro dei trattamenti (ove richiesto)
- Organizzazione interna
- Sistemi tarati a priori per l'adempimento degli obblighi
Diritti degli interessati
- Accesso ai dati
- Cancellazione
- Trasparenza
- Possibilità di ricorso
- Informazione e informativa
Si aggiungono:
- Diritto all'oblio
- Diritto di ricevere i propri dati immediatamente e in forma intellegibile
- Ricorsi su trattamenti di ogni tipo che abbiano una relazione con la UE
Sanzioni
Le sanzioni amministrative, in base alla norma violata, vanno da mille a 120mila €. Può aggiungersi la pubblicazione, a spese proprie, del provvedimento su uno o più giornali. Se il fatto è reato, sono previste sanzioni penali che vanno da 6 mesi a 3 anni
Le sanzioni amministrative hanno un massimo che arriva al maggiore importo tra 20 milioni di Euro e il 4% del fatturato annuo di gruppo-
Gli Stati possono prevedere sanzioni penali.
Invariati poteri di verifica, controllo, raccomandazione e divieto di trattamenti illeciti.



Fabrizio Giulimondi

mercoledì 2 maggio 2018

"RESTO QUI" DI MARCO BALZANO (EINAUDI)


Diventa una vertigine, il dolore. Qualcosa di familiare e nello stesso tempo di clandestino, di cui non si parla mai.”.
Il neo realismo già incontrato ne L’ultimo arrivato, vincitore del Premio Campiello 2015, Marco Balzano ce lo fa riassaporare nell’ultima sua fatica letteraria, probabile vincitrice del prossimo Premio Strega, “Resto qui” (Einaudi).
La narrazione di Balzano trasuda tristezza, una tristezza mista a malinconia, una tristezza ed una malinconia struggenti, quasi impietose. “Resto qui” è un lungo amarcord immerso nell’acqua di una diga che ha cancellato un paese alto atesino, Curon. Fuori dall’acqua è rimasto solo il campanile di una chiesa, in memoria di ciò che è stata una Comunità dissolta dalla bramosia dei “forestieri” e dalla apatia degli “indigeni, ciechi dinanzi a ciò che stava accadendo.
Non v’è un protagonista perché sono tutti protagonisti. La coralità tratteggia il percorso del racconto ove tutti giganteggiano nella loro meschinità, nella loro viltà, nel loro coraggio e umanità e amore. Tutti si mostrano in maniera impudica per quello che sono: persone, donne e uomini, esseri umani, fragili, granitici.
Le vicende storiche sono il dietro e il davanti le quinte, dal fascismo, al nazismo, alla lotta partigiana, sino alla modernizzazione voluta da De Gasperi, una modernizzazione che per la gente di Curon ha solo il sapore e l’odore di calcinacci, di intimità frantumata: “Il progresso vale più di un mucchietto di case”.
Lo smantellamento di abitazioni fragranti di pane appena sfornato e maleodoranti di vite sudate, il disfacimento di vie calpestate da piedi contadini, sono strazio dell’anima, vaporizzazione di individui in carne ed ossa.
Le descrizioni abbracciano il lettore, e che riguardino persone o guardino ai luoghi nulla cambia, perché tanto i luoghi e le persone si scioglieranno nella stessa dimensione: la persona è il luogo  cui appartiene e il luogo è intriso delle fattezze delle persone che vi dimorano, rispecchia i loro volti, i loro sorrisi,  i loro pianti.  
L’idioma è il sonoro del libro: “L’italiano e il tedesco erano muri che continuavano ad alzarsi. Le lingue erano diventate marchi di razza. I dittatori le avevano trasformate in armi e dichiarazioni di guerra
E’ una storia di assenza, anzi di assenze: assenza della figlia andata via e che mai più ricomparirà; assenza dalla casa natia; assenza di pace; assenza del proprio paese; assenza di radici violentate; assenza di presa di coscienza che l’inazione condurrà placidamente alla disintegrazione del visibile e, con esso, dell’invisibile.  L’acqua della diga nasconderà la corporeità e renderà eterei famiglia, parenti e amici, null’altro che vapore acqueo che si alza dalla tranquilla superficie di un lago, artificialmente venuto ad esistenza per volontà del “signore con il cappello”, disinteressato ad un passato e sprezzante del futuro.
Forse, chissà, quel “domani” svanito riposa fra queste pagine che si abbandonano sconfitte in una poeticità che travalica il tempo, oramai annichilito per gli abitanti di Curon, e si inerpica oltre lo spazio di quel paesino, crocevia di tante vite dissolte: “Guardo le canoe che fendono l’acqua, le barche che sfiorano il campanile, i bagnati che si stendono a prendere il sole. Li osservo e mi sforzo di comprendere. Nessuno può capire cosa c’è sotto le cose. Non c’è tempo per fermarsi a dolersi di quello che è stato quando non c’eravamo. Andare avanti, come diceva Ma’, è l’unica direzione concessa. Altrimenti Dio ci avrebbe messo gli occhi di lato. Come i pesci.”.
Fabrizio Giulimondi


giovedì 26 aprile 2018

"LORO 1" DI PAOLO SORRENTINO


Paolo Sorrentino è un esteta e La grande Bellezza (vincitore del Premio Oscar come Miglior Film non in lingua inglese 2014) e Youth - ultimi di una eccelsa produzione artistica -   hanno abituato tutti noi a scenografie e fotografie di ampio respiro, oltre ad immagini vaste e lussureggianti attraversate da colori variopinti e tratteggiate da ambientazioni di notevole magnificenza architettonica. Il simbolismo punteggia le scene e la presenza di animali che irrompono inspiegabilmente sulla scena inducono ad affascinanti interrogativi lo spettatore. La coralità attoriale costituisce il momento peculiare dall’azione recitativa che costella la trama dei lavori del grande Regista partenopeo.
Tutto questo lo ritroviamo, accentuato, nell’ultimo lavoro di Sorrentino “Loro 1”, prima parte della storia su Silvio Berlusconi (la cui seconda parte uscirà il prossimo 10 maggio, palesando una sfacciata operazione di marketing, vista la conclusione sconclusionata del “primo tempo”).
Se il tentativo era svillaneggiare Berlusconi esso, almeno in questa porzione, non è riuscito. Il finale non finale gli rende un grosso merito umano, forse oltre l’intento dell’Autore stesso.
L’illustrazione di masse anodine di “giovane carne femminile”, programmaticamente intente a soddisfare sessualmente il potente (piccolo o grande, presunto o reale) di turno, fa sommessamente comprendere che vi sono ragazze che scelgono, spontaneamente, volontariamente, ostinatamente, risolutamente, la via facile dell’apertura delle gambe pur di raggiungere rapidamente ricchezza, lusso, vestiti gioielli… e tanta cocaina gratis. Il ruolo della giovane potenziale “olgettina”, Stella, anche fisicamente collocata fuori dal gruppo, iscritta nella facoltà di lettere per poi accettare “di non rimuovere l’asciugamano dal volto del suo cliente ‘Dio’ ma di intrufolare la propria mano in mezzo alle di lui gambe avvolte in altro panno, mostra al di fuori di ogni ragionevole dubbio che la fanciulla in questione non è stata affatto costretta da alcun “cattivone”, avendo voluto  lucidamente  prostituirsi al fine di ottenere un’esistenza più agevole (gli studi classici sono certamente più ostici e più nebulosi nella loro riuscita professionale).
Berlusconi si fa attendere durante la proiezione della pellicola e compare solo dopo molte manciate di decine di minuti.
Il “faraone” appare nella villa sarda al pari del sole all’alba secondo la consolidata simbologia sorrentiniana. Il pubblico, però, rimarrà deluso dovendo attendere qualche giorno ancora prima dell’attacco alla giugulare.
Il cast di attori italiani è di alto livello, a partire dall’immenso Toni Servillo (già interprete di Giulio Andreotti in Il Divo e in molte altre opere di Sorrentino), per procedere poi con Elena Sofia Ricci, Riccardo Scamarcio, Kasia Smutniak, Euridice Axen, Fabrizio Bentivoglio, Roberto De Francesco, Anna Bonaiuto, Giovanni Esposito, Dario CantarelliUgo Paglia, Ricky Memphis (in aggiunta ad una moltitudine pulviscolare di comparse desnude)
Fabrizio Giulimondi


"ALFIE: DEDICATO ALLE MIE FIGLIE"


Risultati immagini per alfie FOTO
Ho deciso di indirizzare alle mie figlie queste splendide parole dello Scrittore Giorgio Gibertini, in parte da me rielaborate (me ne scuso di cuore ma sono certo che il Maestro ne capirà l’intento).
 Fabrizio Giulimondi
 Risultati immagini per alfie FOTO
Il tuo “problema”, Alfie, è essere figlio di genitori che ti amano, altrimenti se ti avessero voluto uccidere avrebbero trovato tutto il supporto necessario, un politico disposto ad accompagnarti in qualche clinica per l’omicidio assistito e sicuramente qualche applauso.
Il tuo “problema”, Alfie, è non essere figlio di una coppia omosessuale, altrimenti i tuoi genitori sarebbero stati invitati nei talk show e, per loro, un sindaco avrebbe forzato la legge italiana per riconoscerti i diritti.
Il tuo “problema”, Alfie, è di essere nato in uno Stato, il Regno Unito, che ha il profitto come prima regola e se si tratta di clonare una pecora sono i primi ma di un “cucciolo d’uomo” non vogliono tenersi neanche l’originale.
Il tuo “problema”, Alfie, è quello di essere vivo e continuare a vivere. Ma come ti permetti? I tuoi genitori dovevano ucciderti con l’aborto almeno ci saremmo risparmiati tutte queste sceneggiate.
Il tuo “problema”, Alfie, è difficilissimo da spiegare alle mie figlie, a parole non ci riesco ma sono certo che in questi giorni stanno sentendo il mio dolore e il mio imbarazzo e da questo impareranno più di mille parole.
Il tuo “problema”, Alfie, è il mio e quello della maggioranza silenziosa che deve prendere più coraggio da ogni tuo respiro e cominciare davvero a ribellarsi, non più solo gridando la verità ma cominciando a combattere per essa.
Risultati immagini per alfie FOTO

lunedì 23 aprile 2018

"L'ORA LEGALE" DI E CON FICARRA & PICONE


Un mio amico mi ha chiesto di commentare il film del 2017 “L’ora legale” del duo comico Ficarra & Picone, che ricoprono il duplice ruolo di registi e attori. E’ sulla natura comica della pellicola che dissento profondamente. Già il teatro romano, dietro ad un approccio stilistico ridanciano e carnascialesco, in modo carsico denunciava i turpi vizi non solo delle Istituzioni del tempo, ma anche dei cives, vizi devastanti per la Civitas.
Anche qui, rimosse le coltri che si estendono solamente sulla superficie del lavoro cinematografico, lo spettatore si imbatte in quelle concezioni e condotte italiche che molti cittadini hanno e che deturpano il bene comune. Il film possiede l’intelligenza di lanciare pietre non, come oramai è costume, contro la Politica (male di ogni cosa), bensì avverso la mentalità diffusa di troppe donne e di troppi uomini che compongono le Comunità italiane, in questo caso di una piccola località siciliana.
Il film, ridendo e scherzando, mette in mostra in modo esopeo le tristi consuetudini nostrane: saltare subito sul carro del vincitore; tenersi lontano dallo sconfitto finché non si intravede una sua possibile vittoria; assoluta assenza di senso civico; invocazione di rivoluzioni e cambiamenti basta che riguardino gli altri e mai se stessi; perniciosa cura del proprio orticello anche a discapito di quello altrui; ripulsa per le regole che, però, devono essere minutamente rispettate dagli altri; gridare costantemente allo scandalo per il comportamento del vicino, mentre chi grida fa lo stesso se non di peggio; guardare con estremo rigore e severità la pagliuzza altrui mentre nel proprio occhio riposa una trave.
Pur di rimanere ancorati ai propri miserabili e microbici “privilegi” si preferisce tornare ad una cittadina inondata di traffico e immersa di immondizia, continuando ad accusare l’assenza di vigili urbani mentre l’urlatore è una guardia forestale che sta costantemente al bar a sorbire caffè corretto con demolitrice stupidità.
Ficarra & Picone, mimicamente imbattibili, non cedono ad un finale tarallucci e vino, non cercano la conclusione che “finisca bene”, perché il Popolo, prima che la Politica (null’altro che l’affioramento esterno di quel medesimo Popolo), è responsabile della propria rovina.
L’ora legale” dovrebbe essere visto tanto nelle scuole elementari quanto nei luoghi di lavoro e di intrattenimento degli adulti.
 Fabrizio Giulimondi



giovedì 19 aprile 2018

ALESSANDRO TORRI: "UNA SCHEMATICA DELUCIDAZIONE SUGLI ENTI LOCALI"


Risultati immagini per foto enti locali

La Costituzione, sin dalla sua entrata in vigore, ha riconosciuto un ruolo di primo piano agli enti locali, quali fondamentali elementi dell’organizzazione dello Stato.
L’articolo 5 della Costituzione “promuove le autonomie locali e attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo”.
La riforma del 2001 ha valorizzato molto l’autonomia degli enti locali, garantendo a Province, Città metropolitane e Comuni:
·        autonomia normativa: facoltà di adottare propri regolamenti e Statuti;
·        autonomia amministrativa: possibilità di emanare atti amministrativi aventi il medesimo valore degli atti amministrativi dello Stato;
·        autonomia finanziaria: facoltà di stabilire ed applicare tributi ed entrate propri per il finanziamento delle loro attività.
Vale la pena sottolineare, prima di affrontare ciascun ente locale, che la materia “legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane” rientra nella competenza esclusiva dello Stato (art. 117 secondo comma lett. P Cost.).
I Comuni
Il Comune viene definito dal TU degli enti locali (decreto legislativo n.267/2000) come:
è un ente locale che rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo.”
Quali sono gli organi istituzionali del Comune?
1.   il Consiglio comunale;
2.   la Giunta comunale;
3.   il Sindaco.
Il Consiglio comunale è l’organo normativo del Comune.
 La Giunta è, invece, l’organo esecutivo. Questa è formata dal Sindaco – che ne nomina e ne revoca i componenti – e assoggettata al controllo politico del Consiglio, che può approvare nei suoi confronti una mozione di sfiducia, all’esito della quale il Sindaco è tenuto a dimettersi.
Il Sindaco, oltre ad essere l’organo di rappresentanza del Comune, è anche ufficiale del Governo, esercitando all’interno del Comune alcune funzioni proprie dello Stato quali:
·        anagrafe;
·        stato civile;
·        servizi elettorali;
·        vigilanza su sicurezza ed ordine pubblico;
·        servizi di statistica.
Il Sindaco ha anche il potere di emanare ordinanze, sia come organo locale (ad esempio, in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale), sia come ufficiale del Governo (per eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità dei cittadini).
Come avvengono le elezioni del Consiglio comunale e del Sindaco?
Il Consiglio comunale e il Sindaco sono eletti dal corpo elettorale attraverso un sistema maggioritario che si distingue tra Comuni con meno di 15.000 abitanti e con Comuni con più di 15.000 abitanti.
Comuni con meno di 15.000 abitanti: le elezioni sono a turno unico. Ogni candidato alla carica di Sindaco deve essere collegato ad una lista di candidati per il Consiglio comunale. L’elettore esprime un voto congiunto (Sindaco e lista collegata), potendo esprime una o due preferenze per i candidati presentati dalla lista prescelta. È eletto Sindaco il candidato che ha ottenuto il maggior numero di voti (maggioranza relativa). La lista collegata al Sindaco ottiene i 2/3 dei seggi del Consiglio, il resto dei seggi è diviso proporzionalmente tra le altre liste.
Comuni con più di 15.000 abitanti: il sistema maggioritario è a doppio turno (il secondo è solo eventuale ovviamente). Il candidato a Sindaco può essere collegato a più liste di candidati a consigliere comunale. L’elettore può esprimere due preferenze, una per il Sindaco e una per la lista (con la possibilità di esprimere anche una o due preferenze sui candidati alla carica di consigliere), potendo esprimere anche un voto disgiunto (voto ad un candidato Sindaco e voto ad una lista a questo non collegata). È eletto Sindaco il candidato che ottiene la maggioranza assoluta dei voti validi. Se nessun candidato la raggiunge al primo turno, i due maggiormente votati passano ad un secondo turno (ballottaggio). Il 60% dei seggi del Consiglio comunale va alle liste collegate al candidato Sindaco vincitore (si parla di “premio di maggioranza”), a meno che una lista o un gruppo di liste non collegate al vincitore abbia ottenuto al primo turno oltre il 50% dei voti validi. Se un candidato viene eletto al primo turno, il premio di maggioranza scatta solo se le liste a lui collegate superano il 40% dei voti validi. Il resto dei seggi viene ripartito in modo proporzionale ai voti ricevuti, con esclusione delle liste che non abbiano raggiunto il 3% dei voti validi o che non siano collegate ad un gruppo di liste che abbiano superato un consenso superiore a tale soglia (cd. clausola di sbarramento).
La legge n. 56/2014 (Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni) ha dettato anche delle misure con riferimento alla disciplina generale dei Comuni. Le modifiche hanno interessato:
·        modificato il numero di consiglieri e di assessori nei Comuni con popolazione inferiore a 10.000 abitanti (10 consiglieri e 2 assessori nei Comuni fino a 3.000 abitanti; 12 consiglieri e 4 assessori nei Comuni con popolazione tra i 3.001 e i 10.000 abitanti);
·        parità di genere nelle Giunte comunali, in cui nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura inferiore al 40% (esclusi i Comuni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti);
·        abolizione del divieto di terzo mandato consecutivo per i Sindaci dei Comuni fino a 3.000 abitanti (anche se è comunque posto il limite massimo di tre mandati consecutivi);
·        incompatibilità di parlamentare (nazionale o europeo) o membro del Governo con altra carica pubblica elettiva di natura monocratica relativa ad organi di governo degli enti pubblici territoriali aventi, alla data di indizione delle elezioni o della nomina, popolazione superiore a 15.000 abitanti (prima era 5.000).
Quali funzioni spettano al Comune?
Al Comune spettano varie funzioni:
·        rappresentanza della propria comunità;
·        esercizio di funzioni amministrative (in virtù del principio di sussidiarietà e di vicinanza ai cittadini).
Le funzioni si distinguono in:
1.   funzioni proprie dei Comuni (art. 13 TU enti locali): riguardano la popolazione e il territorio comunale e identificano il Comune come ente esponenziale della comunità di riferimento;
2.   funzioni conferite con legge statale o regionale: sono quelle inerenti le materie di competenza esclusiva dello Stato o della Regione, ovvero di competenza concorrente, che in forza di un apposito provvedimento sono attribuite ai Comuni quale ente territoriale più vicino al cittadino.
Vediamo alcune delle principali funzioni che sono attribuite ai Comuni:
·        organizzazione generale dell’amministrazione, gestione finanziaria e contabile e controllo;
·        organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di interesse comunale (ad esempio: il trasporto pubblico comunale);
·        il catasto, ad eccezione delle funzioni mantenute dallo Stato dalla normativa vigente;
·        pianificazione urbanistica ed edilizia di ambito comunale e partecipazione alla pianificazione territoriale di ambito sovracomunale;
·        attività di pianificazione di protezione civile e di coordinamento dei primi soccorsi a livello comunale;
·        organizzazione e gestione dei servizi di raccolta, avvio, smaltimento e recupero dei rifiuti urbani e riscossione dei relativi tributi;
·        progettazione e gestione del sistema locale dei servizi sociali;
·        edilizia scolastica per la parte non attribuita alle Province, organizzazione e gestione dei servizi scolastici;
·        polizia municipale e polizia amministrativa locale;
·        tenuta dei registri di stato civile e di popolazione e compiti in materia di servizi anagrafici nonché in materia di servizi elettorali, nell’esercizio delle funzioni di competenza statale;
·        servizi in materia di statistica.


Le Province
La Provincia viene definita dall’articolo 2 del TU enti locali:
è un ente locale intermedio tra Comune e Regione, rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi, ne promuove e ne coordina lo sviluppo”.
Le Province sono state oggetto di varie riforme negli ultimi anni:
·        i decreti legge n. 201/2011 e 95/2012 avevano previsto: abolizione implicita della Giunta; un sistema elettorale indiretto; limitazioni ai poteri delle Province; procedura di accorpamento e riordino finalizzato alla loro soppressione, con trasferimento delle competenze alle Città metropolitane (da istituire). Questi interventi normativi sono stati dichiarati incostituzionali dalla sentenza della Corte costituzionale n. 220/2013 perché, a parere della Corte, la riforma delle Province non poteva essere disposta tramite lo strumento della decretazione d’urgenza, ma solo attraverso l’adozione di una legge. A seguito di questa declaratoria di illegittimità il Legislatore ha posto rimedio, almeno temporaneamente, per salvare gli effetti dello scioglimento delle Province e prorogare la gestione dei commissari.
·        la legge 56/2014 (legge Delrio) ha istituito le Città metropolitane, ha ridefinito il sistema delle Province e ha dato una nuova disciplina in materia di unioni e fusioni di Comuni.
La legge Delrio definiva le Province “enti di area vasta” e conferiva a queste un carattere transitorio, nelle more della riforma costituzionale (poi bocciata il 4 dicembre 2016).
Esistono anche le cd. Province montane, cui le Regioni riconoscono, nelle materie di loro competenza, forme particolari di autonomia.
Quali sono gli organi della Provincia (ente di area vasta)?
·        il Presidente della Provincia;
·        il Consiglio provinciale;
·        l’Assemblea dei Sindaci.
Una caratteristica comune a tutti e tre gli organi è il carattere gratuito di questi incarichi.

IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA:
Il Presidente della Provincia viene eletto, in via indiretta, dai Sindaci e dai consiglieri dei Comuni della Provincia; sono eleggibili i Sindaci della Provincia il cui mandato scada non prima di 18 mesi dalla data delle elezioni.
L’elezione avviene sulla base di candidature sottoscritte da almeno il 15% degli aventi diritto al voto. Ogni elettore vota un solo candidato e il voto è ponderato in base ad un indice rapportato alla popolazione complessiva della fascia demografica di appartenenza del Comune. È eletto il candidato che consegue il maggior numero di voti, sulla base di detta ponderazione.
Il Presidente resta in carica per 4 anni, ma è prevista la decadenza automatica in caso di cessazione dalla caricai Sindaco.
Quali funzioni ha il Presidente della Provincia:
·        rappresenta l’ente;
·        convoca e presiede il Consiglio provinciale e l’Assemblea dei Sindaci;
·        sovrintende il funzionamento degli uffici.
IL CONSIGLIO PROVINCIALE:
E’ composto dal Presidente della Provincia e da un numero di consiglieri variabile in base alla popolazione:
·        16 se la popolazione è superiore a 700.000 abitanti;
·        12 se la popolazione è compresa tra i 300.000 e i 700.000 abitanti;
·        10 se la popolazione è inferiore a 300.000 abitanti.
Il Consiglio provinciale è un organo elettivo di secondo gradoàhanno diritto di elettorato attivo e passivo i Sindaci e i consiglieri dei Comuni della Provincia.
È prevista la presentazione di liste, sottoscritte da almeno il 5% degli aventi diritto al voto, composte da un numero di candidati non superiore al numero di consiglieri da eleggere né inferiore alla metà.
Anche in questo caso il voto è ponderato e si riferisce al singolo candidato e non è attribuito alla lista. Viene stilata un’unica graduatoria e sono eletti coloro che ottengono il maggior numero di voti, secondo la ponderazione.
La carica dura 2 anni e si decade automaticamente in caso di cessazione della carica comunale.
Il Consiglio svolge diverse funzioni:
·        funzioni di controllo e di indirizzo;
·        approva regolamenti, piani, programmi e approva o adotta ogni altro atto ad esso sottoposto dal Presidente della Provincia;
·         ha potere di proposta dello statuto e ha poteri decisionali per l’approvazione del bilancio.
ASSEMBLEA DEI SINDACI:
È composta dai Sindaci dei Comuni della Provincia.
È competente per l’adozione dello statuto e ha potere consuntivo per l’approvazione dei bilanci; lo statuto può attribuire ad essa anche poteri propositivi, consultivi e di controllo.
Quali sono le funzioni delle Province? Queste vengono indicate dalla legge 56/2014:
·        pianificazione territoriale provinciale di coordinamento;
·        tutela e valorizzazione dell’ambiente (per gli aspetti di cui ha competenza);
·        pianificazione dei servizi di trasporto in ambito provinciale, autorizzazione e controllo in materia di trasporto privato;
·        costruzione e gestione delle strade provinciali;
·        programmazione provinciale della rete scolastica;
·        raccolta ed elaborazione dei dati ed assistenza tecnico-amministrativa agli enti locali;
·        gestione edilizia scolastica;
·        controllo dei fenomeni discriminatori in ambito occupazionale e promozione delle pari opportunità sul territorio provinciale.
 Le Città metropolitane
Sono state introdotte dalla legge costituzionale n. 3/2001, ma non hanno ancora trovato una concreta istituzione nel nostro sistema normativo.
L’articolo 114 Cost. annovera le Città metropolitane tra gli enti costitutivi della Repubblica (“La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato”), definendoli “enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione”.
Cosa differenzia le Città metropolitane dai Comuni e dalle Province? La differenza sta nel fatto che le Città metropolitane sono enti locali non obbligatori, la cui costituzione è rimessa cioè all’iniziativa degli enti locali interessati.
La Città metropolitana è un ente formato da una pluralità di Comuni, affini per contiguità territoriale, relazioni sociali e culturali, caratteri ambientali e altre caratteristiche comuni, che si trovano all’interno di aree metropolitane (coincidenti con il territorio della Provincia delle città interessate).
Il procedimento per la loro istituzione era previsto dall’articolo 23 del TU enti locali, ma è stato modificato con numerosi interventi normativi che hanno tentato di istituire le prime Città metropolitane.
La legge n. 56/2014 individua 9 Città metropolitane:
·        Torino;
·        Milano;
·        Venezia;
·        Genova;
·        Bologna;
·        Firenze;
·        Bari;
·        Napoli;
·        Reggio Calabria.
Accanto a queste nove, si aggiunge una decima: la Città metropolitana di Roma capitale.
Il territorio della Città metropolitana coincide con quello della Provincia omonima.
Quali sono gli organi della Città metropolitana? Gli organi sono:
1.   Sindaco metropolitano;
2.   il Consiglio metropolitano;
3.   la Conferenza metropolitana.
Anche in questo caso si tratta di incarichi svolti a titolo gratuito.
IL SINDACO METROPOLITANO: questo è il Sindaco del Comune capoluogo.
IL CONSIGLIO METROPOLITANO: questo è composto dal Sindaco metropolitano e da un numero di consiglieri variabile in base alla popolazione:
·        24 se la popolazione è superiore a 3 milioni di abitanti;
·        18 se è compresa tra 800.001 e 3 milioni di abitanti;
·        14 se pari o inferiore a 800.000 abitanti.
Anche questo Consiglio è un organo elettivo di secondo grado, poiché hanno diritto di elettorato attivo e passivo i Sindaci e i consiglieri dei Comuni appartenenti alla Città metropolitana.
Il Consiglio dura in carica 5 anni.
Quali sono le funzioni ad esso attribuite?
·        è organo di indirizzo e di controllo;
·        approva regolamenti, piani, programmi e approva o adotta ogni altro atto sottoposto ad esso dal Sindaco metropolitano;
·        ha potere di proposta dello statuto;
·        ha poteri decisori finali per l’approvazione del bilancio.
LA CONFERENZA METROPOLITANA: è composta dal Sindaco metropolitano e dai Sindaci dei Comuni della Città metropolitana.
Quali sono le funzioni attribuite alla Conferenza metropolitana?
·        è competente per l’adozione dello statuto;
·        ha potere consuntivo per l’approvazione dei bilanci;
·        lo statuto può attribuire ad essa altri poteri propositivi e consultivi.
In generale, quali sono le funzioni attribuite alle Città metropolitane? Queste si distinguono tra:
·        funzioni fondamentali delle Province e quelle attribuite ad esse nel processo di riordino delle Province stesse;
·        funzioni fondamentali proprie.
Vale la pena elencare le principali funzioni proprie delle Città metropolitane:
1.   piano strategico del territorio metropolitano;
2.   pianificazione territoriale generale;
3.   organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito metropolitano;
4.   mobilità e viabilità;
5.   promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale;
6.   sistemi di informatizzazione e di digitalizzazione in ambito metropolitano.
Va sottolineato, inoltre, che le Regioni e lo Stato possono attribuire ad esse ulteriori competenze.
Gli organi delle Città metropolitane adottano un proprio statuto che disciplina, tra le altre cose, i rapporti tra i Comuni e le stesse Città metropolitane per l’organizzazione e l’esercizio delle funzioni metropolitane e comunali.
Alla Città metropolitana di Roma capitale è conferito un ordinamento particolare, anche in virtù del riconoscimento diretto della funzione di Capitale della Repubblica, di cui all’articolo 114 terzo comma della Cost. In particolare, a Roma capitale sono attribuite funzioni per la valorizzazione di beni culturali e di beni paesaggistici, in materia di organizzazione fieristica, nel settore turistico e di protezione civile. Essa dispone di un particolare regime di autonomia statutaria, amministrativa e finanziaria, nei limiti della Costituzione.
Gli altri enti locali e le forme di associazionismo tra enti locali
Sono tre, in particolare, gli enti che andremo ad analizzare:
1.   COMUNITA’ MONTANE;
2.   COMUNITA’ ISOLANE E DELL’ARCIPELAGO;
3.   UNIONI DI COMUNI.

LE COMUNITA’ MONTANE:
Nascono come enti di diritto pubblico già a partire dal 1971. La relativa normativa è stata più volte modificata ed anche la loro qualificazione è passata da “unioni montane” a “unioni di Comuni, enti locali costituiti fra Comuni montani”.
Le Comunità montane si caratterizzano per un accentuato grado di autonomia, non solo rispetto alla Regione, ma anche rispetto ai Comuni, avendo queste potestà statutaria e regolamentare, prevista espressamente dalla legge n. 131/2003.
La loro costituzione è disciplinata dal decreto legislativo n. 267/2000 che afferma espressamente: “La costituzione della Comunità montana avviene con provvedimento del Presidente della Giunta regionale”. La disciplina delle Comunità montane viene demandata ad una legge regionale che deve, in particolare, contenere i riferimenti in merito alle seguenti tematiche:
·        modalità di approvazione dello Statuto;
·        procedure di concertazione;
·        disciplina dei piani zonali e dei programmi annuali;
·        criteri di ripartizione tra le Comunità montane dei finanziamenti regionali e di quelli dell’Unione europea;
·        i rapporti con gli altri enti operanti nel territorio.
LE COMUNITA’ ISOLANE E DELL’ARCIPELAGO:
L’articolo 29 del TU enti locali estende espressamente la disciplina delle Comunità montane anche alle Comunità isolane e dell’arcipelago.
Queste sono unioni di comuni che possono essere istituiti in ciascuna isola o arcipelago di isole, ad eccezione della Sardegna e della Sicilia.
UNIONI DI COMUNI:
L’articolo 32 del decreto legislativo n. 267/2000 disciplina l’Unione di Comuni, definendoli: “enti locali costituiti da due o più Comuni di norma contermini, allo scopo di esercitare congiuntamente una pluralità di funzioni di loro competenza”.
L’atto costitutivo e lo statuto dell’Unione sono approvati dai Consigli dei Comuni partecipanti, con le procedure e la maggioranza richieste per le modifiche statutarie.
Il Legislatore ha disposto l’obbligo di esercitare in forma associata, mediante un’Unione di comuni, le funzioni amministrative e i servizi pubblici per i Comuni di piccole dimensioni.
La legge n. 56/2014 ha previsto due tipologie di Unione:
1.   una prima: per l’esercizio associato facoltativo di specifiche funzioni;
2.   una seconda: per l’esercizio obbligatorio delle funzioni fondamentali (si riferisce a Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti). Per la costituzione di Unioni obbligatorie servono almeno 10.000 abitanti (che scendono a 3.000 in caso di Comuni appartenenti a Comunità montane, per cui servono almeno 3 Comuni).
Quali sono gli organi dell’Unione di comuni?
·        il Presidente;
·        la Giunta;
·        il Consiglio (i cui membri sono eletti dai Consigli dei Comuni associati, tra i loro componenti).
Queste cariche sono a titolo gratuito.
È anche introdotta la figura del Segretario dell’Unione, scelto tra i segretari dei Comuni associati.
Sono state predisposte misure agevolative e organizzative per la fusione di Comuni, finalizzate a tutelare la specificità degli stessi.
È stato creato anche un nuovo procedimento di fusione di Comuni chiamato incorporazione, caratterizzato dal fatto che il Comune incorporante mantiene la propria personalità e i propri organi, mentre decadono gli organi del Comune incorporato.
L’autonomia statutaria e regolamentare degli enti locali
La Costituzione ha riconosciuto espressamente l’autonomia statutaria delle Province e dei Comuni. L’articolo 114 della Costituzione, infatti, afferma che: “I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione”.
Gli Statuti degli enti locali sono sottoposti al rispetto dei principi costituzionali, ma, diversamente dagli Statuti regionali, non trovano, all’interno del testo costituzione, una precisa definizione degli ambiti di competenza, dei contenuti e delle procedure di approvazione degli stessi.
Queste indicazioni si trovano nella legge di attuazione della riforma costituzionale n. 3/2001 (la legge di attuazione è la n. 131/2003), la quale ha previsto che lo Statuto stabilisca:
·        i principi di organizzazione e funzionamento dell’ente;
·        le forme di controllo;
·        le garanzie delle minoranze;
·        le forme di partecipazione popolare.
Questa legge ha anche precisato che gli Statuti degli enti locali devono essere in armonia con la Costituzione e con i principi generali in materia di organizzazione pubblica.
Peraltro, l’articolo 117 Cost. prevede, a seguito della riforma del 2001, anche l’attribuzione della potestà regolamentare ai Comuni, alle Province e alle Città metropolitane: “I Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite”.

Alessandro Torri